BIM (K)now! – Beyond BIM: all’Università di Pavia il confronto nazionale tra Ordini, Imprese ed eccellenze del settore AEC

Dopo una stagione caratterizzata da una partecipazione in costante crescita e da un forte coinvolgimento del mondo accademico, professionale e imprenditoriale, il ciclo BIM (K)now! Lectures Pavia 2026 si avvicina a uno dei suoi appuntamenti più rilevanti. L’11 giugno 2026 l’Università di Pavia ospiterà infatti il seminario di ricerca “Digital Twin: Beyond BIM”, promosso da Vittorio Andrea Sellaro, titolare del corso Laboratorio BIM presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura (DICAr), e dedicato alle più avanzate evoluzioni della trasformazione digitale nel settore delle costruzioni. L’incontro riunirà alcune delle più autorevoli figure nazionali del comparto AEC (Architecture, Engineering & Construction), offrendo un’importante occasione di confronto sui nuovi paradigmi digitali che stanno ridefinendo il modo di progettare, realizzare e gestire l’ambiente costruito. Un percorso di ricerca e innovazione che guarda al futuro L’evento rappresenta una naturale prosecuzione del percorso culturale e scientifico sviluppato durante l’anno attraverso gli appuntamenti BIM (K)now!, che hanno affrontato temi centrali per l’evoluzione del settore delle costruzioni: dall’innovazione digitale alle piattaforme culturali per il progetto, dall’intelligenza artificiale applicata alla sostenibilità fino ai nuovi approcci alla progettazione inclusiva. Il seminario si inserisce inoltre nel quadro delle più recenti iniziative nazionali dedicate all’evoluzione del Building Information Modeling e alla governance dei processi digitali. In questa direzione si colloca anche il Laboratorio Nazionale sul Legal BIM, promosso da Vittorio Andrea Sellaro, che ha contribuito ad alimentare il dibattito sui temi della qualità del dato, della trasparenza dei processi e dell’interoperabilità lungo l’intera filiera delle costruzioni. Dal Building Information Modeling al Digital Twin L’evoluzione dal BIM verso il paradigma del Digital Twin costituisce oggi una delle sfide più significative per il settore AEC. Se il Building Information Modeling ha trasformato radicalmente la gestione delle informazioni di progetto, il Digital Twin ne estende le potenzialità, dando vita a modelli digitali dinamici, aggiornati e costantemente connessi alla realtà fisica. Grazie all’integrazione di sensori, sistemi di monitoraggio, piattaforme interoperabili e strumenti avanzati di analisi dei dati, il gemello digitale permette di seguire un’opera lungo tutto il suo ciclo di vita. Questo approccio apre nuove prospettive in termini di manutenzione predittiva, ottimizzazione energetica, gestione operativa e sostenibilità, supportando processi decisionali sempre più efficaci e consapevoli. In questo contesto, “Digital Twin: Beyond BIM” si propone come una piattaforma di confronto avanzata tra università, professionisti, imprese, associazioni di categoria e stakeholder dell’innovazione. Apertura dei lavori e saluti istituzionali La giornata sarà inaugurata dal Magnifico Rettore dell’Università di Pavia, prof. Alessandro Reali. Seguiranno gli interventi istituzionali di Andrea Penna, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura, Francesca Picchio, Referente del Corso di Laurea in Ingegneria Edile-Architettura, e Viviana Montagna, Direttore di ANCE Pavia, a testimonianza della forte sinergia tra università, professioni e sistema produttivo. L’introduzione scientifica ai lavori sarà affidata a Vittorio Andrea Sellaro, che presenterà il quadro generale dell’iniziativa e il suo inserimento all’interno del programma BIM (K)now! 2026. Panel 1 | Visioni, strategie e innovazione per il Digital Twin La prima sessione, prevista dalle ore 14:30 alle 16:00, sarà dedicata alle strategie e alle applicazioni più avanzate del Digital Twin nel settore delle costruzioni. Ad aprire il confronto sarà Stefano Antonelli, Presidente dell’Istituto Italiano di Cultura BIM, con un keynote speech dedicato allo stato dell’arte e alle prospettive future della tecnologia Digital Twin in ambito nazionale e internazionale. A seguire interverranno: Le testimonianze consentiranno di approfondire casi applicativi e strategie operative legate alla progettazione, alla gestione e alla valorizzazione del patrimonio costruito, evidenziando il ruolo centrale dell’integrazione tra dati, sostenibilità e innovazione. Panel 2 | Ordini professionali, commissioni e comunità tecniche Dalle 16:00 alle 17:00 il focus si sposterà sulle esperienze sviluppate dagli ordini professionali e dalle commissioni territoriali impegnate nella diffusione della cultura digitale. La sessione sarà coordinata da Vittorio Andrea Sellaro e Paolo Salvatore Pagano. Sessione A | 16:00 – 16:30 Stato di avanzamento dei lavori Dopo la presentazione della Commissione BIM dell’Ordine degli Ingegneri di Pavia, saranno illustrate le attività e le iniziative promosse da diverse realtà territoriali: Con gli interventi di Cristina Brambilla, Stefano Rostagno, Valerio Vigoni e Giacomo Bergonzoni. Sessione B | 16:30 – 17:00 Nuovi Ordini La seconda parte della sessione sarà dedicata all’ampliamento della rete nazionale degli ordini professionali coinvolti nelle attività BIM (K)now!, con la partecipazione di: Interverranno Gennaro Roberto, Marco Aimetti e Anna Maria Cavazzuti. Un momento di confronto significativo per comprendere come la trasformazione digitale stia assumendo un ruolo sempre più centrale all’interno delle professioni tecniche. Panel 3 | Le imprese al centro della trasformazione digitale L’ultima sessione della giornata, in programma dalle 17:00 alle 18:00, sarà dedicata alle prospettive industriali e alle esigenze operative delle imprese attraverso una sessione Q&A coordinata da Vittorio Andrea Sellaro e Michele Cavallaccio. Protagoniste del confronto saranno due importanti realtà del panorama delle costruzioni: Il dibattito offrirà l’opportunità di approfondire le sfide connesse all’adozione del Digital Twin nei grandi progetti infrastrutturali ed edilizi, affrontando temi quali interoperabilità, gestione dei dati, digitalizzazione dei processi aziendali, sostenibilità e innovazione organizzativa. Networking Time e nuove sinergie A conclusione dei lavori, dalle 18:00 alle 18:30, si svolgerà il Networking Time, uno spazio pensato per favorire il dialogo tra ricercatori, professionisti, studenti, rappresentanti degli ordini e imprese. L’obiettivo è creare nuove opportunità di collaborazione e rafforzare una comunità nazionale sempre più attiva e competente sui temi della digitalizzazione del settore delle costruzioni. Un appuntamento strategico per il settore AEC Con “Digital Twin: Beyond BIM”, BIM (K)now! conferma il proprio ruolo di laboratorio avanzato di ricerca, innovazione e confronto interdisciplinare sui temi della trasformazione digitale dell’ambiente costruito. L’evento rappresenta non soltanto un’occasione di approfondimento tecnico e scientifico, ma anche una piattaforma nazionale di dialogo tra ricerca, professioni e industria, capace di mettere in relazione competenze, esperienze e visioni differenti, accomunate dalla medesima sfida: progettare e costruire il futuro digitale del patrimonio costruito. BIM (K)now! – “Digital Twin: Beyond BIM” Seminario di Ricerca 11 giugno 2026 | ore 14:00 – 18:30 Università di Pavia – Aula FoscoloCorso Strada Nuova 65, 27100 Pavia Le attività di accredito e registrazione dei partecipanti avranno inizio alle ore 13:30.

BIM e Industria 4.0 per la produzione di cellule bagno prefabbricate

SERVIZI FORNITI Consulenza BIM per la digitalizzazione dei processi produttivi Supporto allo sviluppo di template e librerie BIM dedicate Sviluppo di plug-in personalizzati per l’automazione dei flussi di lavoro Integrazione tra modello BIM e processi Industria 4.0 Supporto alla gestione dei dati di produzione LUOGO Italia SETTORE Industriale – Prefabbricazione off-site Nel percorso di digitalizzazione di un’importante realtà industriale specializzata nella progettazione, produzione e installazione di cellule bagno prefabbricate, SkeinBIM ha supportato l’implementazione della metodologia BIM all’interno dell’intero processo produttivo. L’obiettivo dell’intervento non era limitato alla modellazione tridimensionale del prodotto, ma mirava a creare una connessione diretta tra progettazione, produzione e gestione delle informazioni, integrando il BIM con i processi tipici dell’Industria 4.0. Il lavoro si è concentrato su diversi aspetti strategici: implementazione di un ambiente BIM dedicato alla progettazione delle cellule bagno prefabbricate supporto allo sviluppo di famiglie parametriche e standard informativi coerenti con le esigenze produttive integrazione dei dati di progetto con codici di magazzino e componenti produttivi sviluppo di plug-in personalizzati per automatizzare attività di progettazione e collegare il modello BIM ai sistemi di produzione supporto alla generazione di informazioni utili alla produzione, alla logistica e al controllo qualità Uno degli aspetti più innovativi del progetto ha riguardato il collegamento tra il modello BIM e le macchine a controllo numerico impiegate nella produzione dei componenti metallici delle cellule bagno. Attraverso specifici strumenti sviluppati ad hoc, il modello informativo è stato utilizzato come base per l’automazione di alcune lavorazioni produttive, favorendo una maggiore integrazione tra progettazione e fabbrica. L’adozione del BIM ha inoltre consentito di migliorare il coordinamento tra ufficio tecnico, produzione e fornitori, contribuendo alla standardizzazione dei processi e alla gestione più efficiente delle commesse. Grazie a questo percorso di digitalizzazione è stato possibile costruire un flusso informativo continuo, capace di accompagnare il prodotto dalla fase di progettazione fino alla produzione e all’installazione. L’intervento dimostra come il BIM possa estendere il proprio valore oltre il settore delle costruzioni tradizionali, diventando uno strumento strategico per l’industria manifatturiera e per i processi di prefabbricazione avanzata, dove integrazione dei dati, automazione e controllo della produzione rappresentano fattori determinanti per la competitività aziendale. Questo progetto è stato raccontato anche all’interno della rubrica BIM Storie di Bimizzazione di organizzazioni tecniche, attraverso un’intervista a Nicola Pinamonti e Matteo Casale della Business Unit Cellule Bagno di StercheleGroup. Nell’intervista vengono approfonditi il percorso di adozione del BIM, l’integrazione con i processi produttivi, lo sviluppo di strumenti personalizzati e il collegamento tra modello informativo e sistemi Industria 4.0. Leggi l’intervista completa Altri progetti Vedi tutti

BIM per computi: quando le quantità diventano dati affidabili

Nel settore delle costruzioni, poche attività incidono sul controllo della commessa quanto il computo. Eppure, per anni, progetto e quantità hanno seguito percorsi separati: da una parte gli elaborati grafici, dall’altra il computo metrico, spesso aggiornato manualmente e continuamente esposto al rischio di incoerenze. Con il BIM cambia il paradigma. Il modello digitale non contiene soltanto geometrie, ma informazioni. E quando queste informazioni vengono strutturate correttamente, il computo smette di essere un documento isolato e diventa parte integrante del processo progettuale. È proprio qui che il BIM mostra uno dei suoi aspetti più concreti: la capacità di collegare progetto, quantità e controllo economico all’interno di un unico flusso informativo. Dal disegno al dato Uno dei cambiamenti più significativi introdotti dal BIM riguarda il modo in cui vengono gestite le quantità. Nel metodo tradizionale, il computo nasce spesso “dopo” il progetto, attraverso estrazioni manuali e verifiche continue. Nel BIM, invece, il computo evolve insieme al modello. Pareti, strutture, impianti e componenti edilizie non sono più semplici oggetti grafici, ma elementi informativi che contengono dati tecnici, quantitativi e prestazionali. Questo significa che ogni modifica progettuale può riflettersi direttamente sulle quantità, mantenendo allineati modello e computo. Il vantaggio non è solo operativo, è un cambio di approccio. Il computo non viene più percepito come una verifica finale, ma come uno strumento che accompagna il progetto lungo tutto il suo sviluppo. Perché il BIM migliora i computi Uno dei problemi più frequenti nella gestione tradizionale delle quantità è la perdita di coerenza tra elaborati, revisioni e computi aggiornati. Ogni modifica progettuale comporta controlli aggiuntivi, aggiornamenti manuali e possibilità di errore. Più il progetto cresce in complessità, più aumenta il rischio di incongruenze. Il BIM interviene proprio su questo aspetto, introducendo continuità tra modello e dato quantitativo. Estrarre quantità direttamente dal modello significa lavorare su informazioni coordinate, verificabili e aggiornabili in tempo reale. Questo permette di ridurre attività ripetitive, velocizzare revisioni e migliorare la gestione economica della commessa. Il vero valore, però, emerge soprattutto nelle fasi decisionali. Disporre di quantità affidabili già durante lo sviluppo progettuale consente di valutare alternative con maggiore consapevolezza e di controllare meglio costi e risorse. Il modello informativo come base del computo Naturalmente, il BIM non rende automatico il controllo delle quantità. Affinché il computo sia realmente affidabile, il modello deve essere costruito secondo una logica informativa coerente. Non basta modellare in 3D: è necessario organizzare dati, classificazioni, parametri e livelli di dettaglio in modo corretto. Il computo BIM dipende dalla qualità del dato. Se le informazioni non sono strutturate correttamente, anche l’estrazione quantitativa perde affidabilità. È per questo che la gestione informativa assume un ruolo centrale tanto quanto la modellazione geometrica. Il modello non è utile perché rappresenta meglio il progetto, ma perché rende le informazioni leggibili, controllabili e aggiornabili nel tempo. Quantità, tempi e gestione operativa Il BIM applicato ai computi non riguarda soltanto i costi. Quando il modello viene integrato con pianificazione e gestione operativa, le quantità diventano uno strumento utile anche per il coordinamento del cantiere e l’organizzazione delle attività. Le informazioni estratte dal modello possono supportare: Il computo smette così di essere un documento statico e diventa parte attiva del processo decisionale. E proprio questa continuità tra progettazione, quantità e gestione operativa a rappresentare uno dei cambiamenti più significativi introdotti dal BIM. Il ruolo dell’interoperabilità Perché questo processo funzioni davvero, però, è necessario che il modello possa dialogare con strumenti e piattaforme differenti. L’interoperabilità diventa quindi un elemento fondamentale. Il valore del BIM non dipende solo dal software utilizzato, ma dalla capacità di condividere dati in modo coerente e strutturato tra discipline, modelli e strumenti di computazione. A tal proposito abbiamo pubblicato a maggio un articolo sul tema.[1]  Per questo motivo, standard, classificazioni e gestione del dato assumono un ruolo strategico. Senza una struttura informativa chiara, anche il miglior modello rischia di perdere efficacia. BIM e computi negli appalti pubblici Il tema assume un peso ancora maggiore nel contesto degli appalti pubblici, dove il BIM è sempre più integrato nei processi di progettazione e gestione. In questo scenario, la possibilità di estrarre quantità affidabili direttamente dal modello rappresenta un vantaggio concreto in termini di trasparenza, controllo e tracciabilità. Il computo collegato al modello informativo consente infatti di ridurre incoerenze tra documenti, migliorare le verifiche e garantire maggiore affidabilità nelle fasi di validazione del progetto. L’obiettivo non è semplicemente produrre quantità più velocemente, ma costruire un processo più coerente e controllato. Dal modello al controllo economico Parlare di BIM per computi significa, in definitiva, parlare di controllo delle informazioni. Il modello BIM non sostituisce le competenze tecniche necessarie alla computazione, ma fornisce una base informativa più solida, aggiornata e verificabile. È qui che emerge il vero valore del metodo: trasformare il progetto in un sistema informativo capace di supportare decisioni più rapide, consapevoli e coordinate. Il computo non è più un documento separato dal progetto, ma una componente integrata del processo digitale Quando il modello viene costruito correttamente, le quantità diventano dati affidabili, aggiornabili e utilizzabili lungo tutto il ciclo di vita della commessa. Il BIM applicato ai computi non significa semplicemente automatizzare estrazioni quantitative. Significa costruire un processo più trasparente, coerente ed efficiente, in cui progetto, quantità e gestione economica dialogano all’interno dello stesso flusso informativo. Se stai sviluppando processi BIM o vuoi migliorare la gestione quantitativa delle tue commesse, è il momento di guardare al modello come a una vera infrastruttura informativa, non solo geometrica. Contattaci per saperne di più.

ARCH (K)now! | EMPATIA: a Pavia il format di Vittorio Andrea Sellaro indaga infanzia, spazio e progettazione empatica tra ricerca, didattica e città

Il 29 maggio 2026 il Collegio Ghislieri di Pavia ospita un appuntamento che promette di muoversi ben oltre i confini della lezione accademica tradizionale. Nella cornice dell’Aula Goldoniana, dalle 18:30 alle 20:00, prende forma “ARCH (K)now! | EMPATIA”, nuovo incontro delle Lectures Pavia 2026 che si inserisce all’interno dell’omonimo format ideato e curato da Vittorio Andrea Sellaro, titolare del Laboratorio BIM del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università degli Studi di Pavia.Il progetto si configura come una piattaforma stabile di confronto tra università, ricerca e cultura del progetto, capace di mettere in relazione esperienze accademiche, pratiche professionali e dimensione educativa dell’architettura. L’iniziativa è promossa dall’Università degli Studi di Pavia insieme al Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura (DICAr), in collaborazione con il Collegio Ghislieri, che ospita l’incontro negli spazi della sua Aula storica. In questo quadro, ARCH (K)now! | EMPATIA rappresenta uno degli appuntamenti più significativi del ciclo 2026, per la sua capacità di affrontare il rapporto tra architettura e infanzia come questione non marginale, ma centrale nella costruzione di una cultura del progetto più consapevole, inclusiva e orientata alla formazione delle nuove generazioni. Empatia come struttura del progetto contemporaneo Il tema dell’empatia attraversa l’intero impianto dell’incontro, assumendo una valenza che va oltre la dimensione concettuale per diventare strumento operativo di lettura e trasformazione dello spazio.In ARCH (K)now! | EMPATIA, l’empatia viene interpretata come capacità progettuale di mettere in relazione soggetti, ambienti e processi educativi, riducendo la distanza tra chi progetta e chi vive lo spazio. L’obiettivo non è semplicemente “progettare per” i bambini, ma costruire condizioni affinché i bambini possano comprendere, interpretare e agire lo spazio costruito. Il punto di partenza è proprio l’infanzia, intesa come fase fondamentale nella formazione della percezione spaziale. Attraverso il design thinking, il progetto architettonico viene tradotto in esperienza diretta, in cui gioco, osservazione e sperimentazione diventano strumenti di apprendimento attivo. In questo senso, lo spazio non è più soltanto oggetto di rappresentazione, ma dispositivo educativo e culturale. Un format tra ricerca accademica e cultura del progetto ARCH (K)now! nasce come format curatoriale ideato da Vittorio Andrea Sellaro, che ne segue la direzione scientifica e la costruzione dei contenuti, confermando la natura continuativa dell’iniziativa come piattaforma di dialogo tra università e pratiche contemporanee dell’architettura. La moderazione dell’incontro è affidata allo stesso Vittorio Andrea Sellaro, mentre la sessione di Q&A è coordinata da Ioanni Delsante, entrambi docenti del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università degli Studi di Pavia. L’impianto del format si fonda su un principio chiaro: costruire uno spazio stabile di confronto interdisciplinare in cui architettura, pedagogia e progettazione sociale possano dialogare senza gerarchie, restituendo complessità ai temi della città contemporanea e dei suoi processi formativi. I quattro assi tematici dell’incontro Il programma di ARCH (K)now! | EMPATIA si articola attorno a quattro assi principali, che definiscono un percorso di riflessione progressivo tra educazione, cultura del progetto e trasformazione urbana. Design thinking per l’infanzia Il primo asse affronta il tema del design thinking applicato ai processi educativi. L’architettura viene interpretata come linguaggio accessibile, capace di essere esplorato attraverso esperienze didattiche dedicate ai più piccoli. Lo spazio diventa così campo di apprendimento attivo, in cui la conoscenza si costruisce attraverso l’esperienza diretta. Visioni culturali e creative Il secondo asse raccoglie esperienze che operano tra educazione e sperimentazione progettuale. Intervengono Caterina Malinconico per SOU Milano e Michele Armando per SOU Torino, realtà impegnate nella costruzione di modelli didattici innovativi basati sulla partecipazione attiva delle nuove generazioni. A queste si affianca la prospettiva internazionale di Sou Fujimoto Architects, rappresentata da Francesco Zonca, che introduce una visione dell’architettura in cui natura, immaginazione e progetto si intrecciano in forme aperte, ibride e non convenzionali. Rigenerazione urbana e sociale Il terzo asse tematico si concentra sui processi di trasformazione urbana e sulle pratiche di progettazione partecipata. Il contributo di KCity, con Nicla Dattomo, approfondisce il ruolo delle comunità nei processi di rigenerazione, evidenziando come l’inclusione e l’attivazione dei territori siano elementi centrali nella costruzione dello spazio pubblico contemporaneo. Sinergia didattica Il quarto asse affronta il rapporto tra architettura e pedagogia, con particolare attenzione agli spazi dell’educazione. La riflessione si concentra su come la progettazione degli ambienti scolastici e formativi influenzi le modalità di apprendimento, relazione e crescita, aprendo un confronto tra esperti del settore e realtà territoriali. Un approccio interdisciplinare allo spazio ARCH (K)now! | EMPATIA si colloca all’interno di una riflessione più ampia sul ruolo dell’architettura nella società contemporanea. Lontano da una visione esclusivamente tecnica, il progetto viene qui interpretato come pratica culturale capace di generare significati condivisi e di incidere sui processi educativi e sociali. L’interdisciplinarità diventa quindi la chiave interpretativa dell’intero incontro: architettura, pedagogia e progettazione sociale si intrecciano in un sistema di relazioni che supera i confini disciplinari tradizionali. In questo quadro, l’infanzia non è un tema settoriale, ma una lente attraverso cui rileggere il progetto nella sua interezza, dalla concezione dello spazio alla sua esperienza quotidiana. Programma della giornata 18:20 – Registrazione partecipanti18:30 – Introduzione (Vittorio Andrea Sellaro)18:40 – Saluti istituzionaliAndrea Penna, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura (DICAr) – Università degli Studi di Pavia 18:45 – Interventi degli ospiti: 19:40 – Keynote di chiusuraNicla Dattomo – KCity 19:50 – Tavola rotonda e Q&AModerazione: Ioanni Delsante Informazioni L’evento si svolge presso il Collegio Ghislieri – Aula Goldoniana, Pavia, dalle 18:30 alle 20:00. ARCH (K)now! | EMPATIA è riconosciuto come attività formativa professionale dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Pavia e dal Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Pavia. La partecipazione è gratuita con registrazione obbligatoria compilando il form alla seguente pagina.

Architettura e intelligenza artificiale: a Pavia il grande laboratorio internazionale sul futuro del progetto

Il 28 maggio 2026 l’Università degli Studi di Pavia ospiterà un appuntamento destinato a posizionarsi tra i più significativi nel panorama italiano dedicato all’architettura contemporanea e alle tecnologie computazionali applicate al progetto. Si tratta di “ARCH (K)now! | CONNESSIONI – AI & Architecture: Co-Piloting Sustainable Futures”, evento inserito nel ciclo “BIM (K)now! – ARCH (K)now! Lectures Pavia 2026”, promosso da BIM (K)now! in collaborazione con il DICAr – Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Ateneo pavese. Il format ARCH (K)now!, ideato da Vittorio Andrea Sellaro, si configura come piattaforma critica e curatoriale che mette in relazione università, studi internazionali e filiera tecnica, con l’obiettivo di osservare l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle trasformazioni del progetto contemporaneo. L’evento si svolgerà dalle 14:00 alle 18:00 presso l’Aula 1 del Nuovo Polo Didattico di Ingegneria, in via Adolfo Ferrata 5 a Pavia. UN CAMPO DI RICERCA SUL “CO-PILOTING” DEL PROGETTO Il tema centrale è il concetto di “co-piloting”, ovvero una condizione operativa in cui l’intelligenza artificiale non sostituisce il progettista, ma ne amplifica capacità analitiche, decisionali e operative. Il progetto contemporaneo viene quindi interpretato come sistema ibrido, dove il ruolo umano rimane centrale ma supportato da infrastrutture computazionali sempre più avanzate: BIM, progettazione parametrica, gestione del dato, visualizzazione algoritmica e sistemi predittivi. PROTAGONISTI: UN ASSE TRA MVRDV, OMA, ACPV E SKEINBIM Il confronto riunisce alcune delle realtà più influenti della scena architettonica e tecnica internazionale. Saranno presenti: Il dialogo costruisce un ponte tra ricerca progettuale, sperimentazione digitale e gestione avanzata dei processi BIM. GLI INTERVENTI: TEORIA, PROGETTO E CRITICA DELLA TECNOLOGIA MVRDV – Cosimo Scotucci La lecture “Datascape. A journey through the Past, Present, and Future of MVRDV” ricostruisce l’evoluzione dello studio olandese attraverso oltre trent’anni di trasformazioni digitali. A partire da Villa VPRO, Scotucci mostra come i primi strumenti computazionali abbiano modificato la gestione della complessità progettuale, aprendo a nuove forme di ibridazione funzionale. Attraverso progetti come Bastide Niel e Tencent Campus, la tecnologia diventa infrastruttura operativa del progetto, capace di influenzare densità urbana, ecologia, mobilità e sistemi partecipativi. Il percorso evidenzia l’evoluzione:dal design parametrico alla visualizzazione in tempo reale, dai big data all’automazione, fino all’integrazione dell’intelligenza artificiale nei workflow di studio. La tecnologia viene interpretata come spazio di negoziazione tra intuizione progettuale e calcolo computazionale, con implicazioni su autorialità, creatività, sostenibilità e ruolo dell’architetto. OMA – Stefania Trozzi La lecture “The AI Paradox — Sustainability, Architecture, OMA” affronta il tema del costo ambientale dell’intelligenza artificiale. Il punto di partenza è una domanda critica: come può essere sostenibile una tecnologia che richiede enormi quantità di energia, acqua e materiali rari? All’interno di OMA, l’AI è integrata lungo l’intero processo progettuale: esplorazione, sviluppo concettuale, coordinamento BIM, gestione del dato, visualizzazione e comunicazione. Tuttavia, l’intervento non celebra la tecnologia, ma ne evidenzia le contraddizioni ambientali, proponendo una riflessione sulla necessità di un uso consapevole e responsabile dell’intelligenza artificiale nel progetto architettonico. GIANLUIGI BALLARANI – AI AFTER THE HYPE Il keynote di Gianluigi Ballarani, fondatore di HUDI – Human Data Income e membro del comitato scientifico dell’evento, oltre che docente all’Università di Pavia, introduce una lettura sistemica della trasformazione digitale. “AI after the Hype: a shift in everyday reality” segna il passaggio dalla narrazione mediatica dell’intelligenza artificiale alla sua reale integrazione nei sistemi sociali e produttivi. L’intervento analizza come l’AI stia modificando:processi decisionali, modelli organizzativi, gestione dei dati, strutture professionali, relazioni operative e cultura del lavoro. La tecnologia viene interpretata come infrastruttura strutturale della società contemporanea, capace di ridefinire il rapporto tra conoscenza, economia e progettazione. LA TAVOLA TECNICA: IL CUORE OPERATIVO DEL CONFRONTO Alle 16:30 si svolge la tavola rotonda coordinata da Roberto De Lotto e Vittorio Andrea Sellaro. Partecipano: Il confronto affronta in modo diretto le trasformazioni della filiera AEC, con focus su:interoperabilità, gestione del dato, workflow collaborativi, sostenibilità digitale, applicazione dell’AI al progetto, coordinamento BIM e integrazione interdisciplinare. ACPV porta l’esperienza della progettazione integrata su scala internazionale, mentre SkeinBIM rappresenta la dimensione avanzata del BIM management e della digitalizzazione dei processi edilizi. PROGRAMMA COMPLETO DELL’EVENTO (CON INTERVENTI ESTESI) 14:00 – Registrazione partecipanti 14:15 – IntroduzioneVittorio Andrea Sellaro“Switching the system on: from design toward an informed reality”→ Apertura dedicata alla trasformazione del progetto come sistema informato, guidato da dati e infrastrutture digitali. 14:30 – Saluti istituzionaliClaudio Cusano – Università degli Studi di PaviaDaniela Boggiani – OSA, Office for Sustainable Actions 14:45 – Keynote di aperturaStefano Antonelli“Digital architecture as a space of thought. Between hybridization, imagination, and the critical responsibility of design.”→ Lettura teorica dell’architettura digitale come spazio cognitivo e non meramente strumentale. 15:00 – Interventi internazionali Cosimo Scotucci (MVRDV)“Datascape. A journey through the Past, Present, and Future of MVRDV”→ Evoluzione del progetto computazionale e trasformazione della tecnologia in infrastruttura operativa. Stefania Trozzi (OMA)“The AI Paradox — Sustainability, Architecture, OMA”→ Analisi critica dell’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale nei processi progettuali. 16:00 – DiscussantGianluigi Ballarani – HUDI“AI after the Hype: a shift in everyday reality”→ Lettura sistemica della transizione dall’hype tecnologico all’integrazione strutturale dell’AI nella società. 16:15 – Keynote di chiusuraRoberto De Lotto“The last frame: Architecture, Time, and Transformation”→ Riflessione sulla trasformazione del progetto nel tempo e sulla sua dimensione evolutiva. 16:30 – Tavola rotonda e Q&ACoordinamento: Roberto De Lotto e Vittorio Andrea Sellaro Partecipanti:MVRDV, OMA, ACPV Architects (Panasiti, Capasso), SkeinBIM (Dallavilla, Sulis) 17:30 – Networking finaleDaniele Antonioni – Running Club PaviaStephanie Williams – Raices – Crescere Insieme ORGANIZZAZIONE E RICONOSCIMENTI L’evento è promosso da BIM (K)now! in collaborazione con il DICAr dell’Università degli Studi di Pavia. Coordinamento generale:Vittorio Andrea Sellaro Comitato scientifico:Vittorio Andrea Sellaro, Andrea Penna, Francesca Picchio, Lucia Sacchi, Carlo Berizzi, Roberto De Lotto, Gianluigi Ballarani Struttura collaborativa:Vittorio Andrea Sellaro, Andrea Penna, Francesca Picchio, Mattia Lamberti, Valeria Maria Ranieri, Luca Gandini, Andrea Dutto Sono riconosciuti: CHIUSURA ARCH (K)now! | CONNESSIONI si configura come un dispositivo di osservazione avanzata sulla trasformazione dell’architettura contemporanea, in cui intelligenza artificiale, progettazione computazionale e cultura del dato diventano strumenti centrali per ridefinire non solo le pratiche operative, ma l’intera struttura epistemologica del progetto.

BIMeet al fianco di BIM (K)now! per ‘’ BIM ECOSYSTEM: Design as a Cultural Practice ‘’

In un momento storico in cui il mondo della progettazione si trova immerso in una trasformazione radicale dei propri strumenti, dei propri linguaggi e soprattutto delle proprie responsabilità culturali, torna uno degli appuntamenti più consolidati e riconoscibili nel panorama della divulgazione scientifica legata al Building Information Modeling: BIM (K)now!. Un format che non nasce oggi, e che non appartiene a una moda recente della digitalizzazione del progetto, ma che rappresenta ormai da anni una piattaforma culturale stabile e riconosciuta, capace di mettere in relazione università, ricerca, studi internazionali, ordini professionali e mondo della produzione architettonica.Il format BIM (K)now! è infatti da tempo un punto di riferimento nella riflessione sul rapporto tra architettura e processi digitali, e si è consolidato come uno spazio di confronto continuo in cui il BIM non viene mai ridotto a semplice tecnologia operativa, ma interpretato come dispositivo culturale e metodologico del progetto contemporaneo.Il format owner è Vittorio Andrea Sellaro, figura centrale nella costruzione di questo percorso scientifico e culturale, che negli anni ha dato continuità e visione a un progetto scientifico e accademico ormai riconosciuto a livello nazionale e non solo.L’edizione 2026 che si svolgerà a Napoli rappresenta una nuova tappa di questo percorso pluriennale e assume una connotazione specifica grazie al lavoro curatoriale di: che firmano la direzione scientifica e culturale dell’iniziativa. L’EDIZIONE 2026: UN TITOLO CHE DEFINISCE UN CAMBIO DI PROSPETTIVA L’appuntamento di quest’anno porta un titolo che non è semplicemente descrittivo, ma fortemente interpretativo: “BIM ECOSYSTEM: Design as a Cultural Practice” Un titolo che già nella sua formulazione segnala un passaggio importante: il superamento dell’idea di BIM esclusivamente come processo per entrare in una dimensione più ampia, quella di ecosistema progettuale, in cui dati, modelli, decisioni, responsabilità e visioni si intrecciano in modo continuo.L’evento si svolgerà l’8 maggio 2026 (ore 14.00–18.00) presso l’Aula Scipione Bobbio, Piazzale Tecchio 80, ex Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II Università degli Studi di Napoli Federico II.L’iniziativa è promossa dal format BIM (K)now! insieme ai Dipartimenti: Con l’Alto Patrocinio dell’Università di Napoli Federico II e con il patrocinio e il coinvolgimento di ordini professionali, enti tecnici e realtà istituzionali del settore. IL CONTESTO: IL BIM COME ECOSISTEMA CULTURALE DEL PROGETTO Il punto di partenza teorico dell’edizione 2026 è chiaro: il BIM non viene più interpretato esclusivamente come metodologia digitale di gestione del progetto, ma come ecosistema culturale complesso. In questo scenario, la progettazione architettonica contemporanea viene letta come un sistema in cui: Il BIM, quindi, diventa uno spazio operativo e allo stesso tempo concettuale, in grado di riorganizzare il modo in cui il progetto viene pensato, condiviso e realizzato. La conferenza nasce proprio per interrogare questo passaggio: dal BIM esclusivamente come processo al BIM come ambiente culturale. Le questioni centrali della conferenzaLa riflessione dell’edizione 2026 si sviluppa attorno a quattro nuclei tematici fondamentali: Non si tratta quindi di un evento puramente tecnico, ma di un confronto sulla natura stessa del progetto contemporaneo. GLI OSPITI INTERNAZIONALI: TRE VISIONI DEL BIM NEL PROGETTO CONTEMPORANEO L’edizione 2026 ospita tre studi internazionali di primo piano, che rappresentano tre differenti interpretazioni del ruolo del digitale nel progetto architettonico. Zaha Hadid ArchitectsThinking in BIM: the unbroken thread of design Il contributo affronta il tema della continuità progettuale come questione centrale. In un processo sempre più frammentato tra strumenti e fasi, il BIM diventa il dispositivo che mantiene coerenza tra intenzione iniziale e costruzione finale. Il modello informativo non è semplicemente uno strumento di coordinamento, ma una vera infrastruttura cognitiva del progetto, capace di garantire continuità tra ideazione, sviluppo e realizzazione. Foster + PartnersBeyond the model: BIM as a Philosophy to develop a Sustainable Design Thinking Il contributo propone una lettura del BIM come filosofia progettuale. Particolare attenzione viene data all’integrazione multidisciplinare e allo sviluppo di processi digitali orientati alla sostenibilità, con riferimento alla riduzione delle emissioni di CO₂ e all’uso del BIM come strumento decisionale per strategie ambientali più consapevoli. Pininfarina ArchitectureVertical Complexity: Drawing the Sky, Defining the City Il focus si concentra sugli edifici ad alta complessità verticale. Il BIM viene interpretato come sistema strategico di gestione dell’intero processo progettuale, in grado di integrare architettura, ingegneria e impianti in un unico ambiente coordinato. Particolare attenzione viene data al ruolo del BIM come strumento di governance progettuale e controllo della qualità. LA RICERCA E LA NUOVA GENERAZIONE: NEXTGEN BIM AWARD 2025 Un momento centrale dell’evento sarà la presentazione del progetto vincitore del: NextGen BIM Award 2025 (categoria Tesi di Laurea) Il premio è stato assegnato alla tesi di Marco Culicigno dal titolo: HBIM and Augmented Reality for the Management and Maintenance of Historic Buildings Il lavoro propone l’integrazione tra HBIM e realtà aumentata per la gestione del patrimonio storico, trasformando il modello digitale in uno strumento operativo per manutenzione, diagnostica e valorizzazione. IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA L’evento si articola in una sequenza strutturata di interventi e momenti di confronto: Apertura e introduzione Interventi di: con il ruolo di introduzione scientifica e visione del format. Saluti istituzionali Intervengono rappresentanti dell’Università, dei Dipartimenti e degli Ordini professionali, tra cui: Keynote di apertura (Design as a Collective Act, Amplified by a Digital Ecosystem) Interventi internazionali NextGen BIM Award (16:45) Presentazione della tesi vincitrice della categoria Tesi di Laurea Tavola rotonda e Q&A (17:00) Modera Giuseppe Antuono con contributi di: Conclusioni (17:40) Networking finale (17:50) Momento di confronto con: UN EVENTO CHE SI ESTENDE OLTRE LA CONFERENZA Il BIM (K)now! 2026 a Napoli non si limita alla giornata dell’8 maggio. Il giorno precedente, 7 maggio alle ore 19.00 presso il Bridge Brew Bar (via Bisignano 15, Napoli), è previsto un evento pubblico che coinvolge la città attraverso un’iniziativa condivisa con: Un momento che unisce cultura, sport, sensibilizzazione sanitaria e comunità, in continuità con la visione del format. Un format consolidato che continua a evolversiBIM (K)now! si conferma quindi come una piattaforma culturale strutturata, attiva da anni e riconosciuta nel panorama della ricerca e della divulgazione sul BIM.Un format che non si limita a raccontare il cambiamento, ma che lo osserva mentre accade, mettendo

Modellazione MEP e coordinamento BIM per complesso residenziale multifunzionale

SERVIZI FORNITI Modellazione BIM MEP esecutiva Coordinamento interdisciplinare MEP – architettura – struttura Clash detection e validazione dei modelli Preparazione dei modelli informativi per il cantiere Controllo qualità e verifica dei dati impiantistici LUOGO Perth – Australia Occidentale SETTORE Residenziale SUPERFICIE: 120 appartamenti e spazi commerciali Il progetto residenziale situato a Cannington, Perth (Australia Occidentale), è un complesso misto composto da 120 appartamenti distribuiti su più livelli e da spazi commerciali al piano terra, realizzato in un contesto particolarmente complesso durante il periodo dei lockdown da COVID-19. In questo scenario, SkeinBIM ha contribuito con il proprio team di modellatori BIM altamente qualificati, sviluppando la modellazione MEP costruttiva e gestendo il coordinamento interdisciplinare tra impianti, architettura e struttura, con l’obiettivo di fornire modelli BIM realmente operativi e funzionali alla fase di cantiere. L’attività si è concentrata su quattro aspetti chiave: Modellazione MEP costruttiva, con sviluppo dettagliato dei sistemi meccanici, elettrici e idraulici, strutturati con un livello di dettaglio adeguato alla fase realizzativa; Coordinamento MEP- architettura-struttura, attraverso la gestione delle interferenze tra discipline e l’allineamento dei modelli BIM; Preparazione dei modelli per il cantiere, con la predisposizione di modelli informativi integrati a supporto della sequenza lavori, del controllo installativo e dell’efficienza esecutiva; Verifica qualitativa, tramite attività di clash detection, validazione del modello e controllo dei dati MEP, finalizzate alla riduzione di errori, ritardi e costi. Questo progetto evidenzia il valore di un approccio BIM integrato e specialistico anche nei contesti internazionali, dove il coordinamento tra discipline e la qualità del dato diventano fattori determinanti per il successo dell’intervento. La modellazione BIM MEP e il coordinamento costruttivo si confermano strumenti fondamentali per migliorare l’efficienza operativa, ridurre le criticità in fase esecutiva e garantire maggiore affidabilità nei progetti residenziali complessi. Altri progetti Vedi tutti

Le discipline del BIM: quando il progetto diventa integrazione

Nel BIM si parla spesso di modelli, software e processi. È il linguaggio tecnico del settore, necessario ma, a volte, riduttivo. Perché il BIM, prima di tutto, non è uno strumento. È un modo diverso di pensare il progetto. E in questo cambio di prospettiva c’è un punto che fa davvero la differenza: il BIM non è un unico modello, ma l’integrazione di più discipline che devono dialogare tra loro. Architettura, strutture e impianti non sono più compartimenti separati, ma parti di un sistema informativo condiviso. È proprio quando queste parti iniziano a interagire che il progetto cambia natura, da insieme di elaborati diventa processo. Il limite del “modello unico” Uno degli equivoci più diffusi è immaginare il BIM come un grande contenitore digitale in cui tutto trova spazio. In realtà, il BIM funziona in modo molto diverso. È composto da più modelli, ciascuno sviluppato da discipline diverse, con logiche, strumenti e obiettivi specifici. Ogni modello è corretto nel proprio ambito, ma questo non basta. Il punto non è avere modelli accurati, è farli dialogare. È qui che si gioca la vera differenza tra un progetto tradizionale digitalizzato e un processo BIM strutturato. Per capire meglio questo meccanismo, basta guardare alle principali discipline che compongono il BIM. C’è il modello architettonico, che definisce spazi, volumi e relazioni tra gli ambienti. C’è quello strutturale, che dà forma e stabilità all’edificio e poi c’è il modello impiantistico, che integra tutti i sistemi necessari al suo funzionamento. Tre visioni diverse dello stesso progetto. Se restano separate, raccontano solo una parte della realtà. Quando invece si integrano, restituiscono un sistema. Ed è in questa integrazione che il BIM smette di essere rappresentazione e diventa strumento decisionale. Dove nascono davvero i problemi Nella pratica progettuale, le criticità raramente nascono all’interno di una singola disciplina. Più spesso emergono nei punti di contatto. Un impianto che attraversa una trave.Uno spazio architettonico che non considera un passaggio tecnico.Una soluzione strutturale che non dialoga con le esigenze impiantistiche. Sono problemi noti, ma tradizionalmente intercettati troppo tardi, spesso in cantiere, quando ogni correzione ha un costo. Il BIM invece cambia questo paradigma. Non elimina le complessità, ma le anticipa. Sposta il momento del confronto nelle fasi iniziali del progetto, trasformando il coordinamento in un’attività preventiva. Attenzione: il coordinamento non è una fase Se l’integrazione è il cuore del BIM, il coordinamento ne è la condizione necessaria. Eppure, è qui che spesso si commette un altro errore: considerarlo una fase del progetto. Un momento specifico, da attivare quando i modelli sono pronti. In realtà, il coordinamento è un processo continuo. Significa mantenere allineati i modelli mentre evolvono, gestire le revisioni, garantire la qualità del dato e assicurare che le decisioni prese in una disciplina non generino criticità nelle altre. È un lavoro meno visibile rispetto alla modellazione, ma decisivo per la riuscita del progetto. Dal modello al processo Quando le discipline iniziano a dialogare in modo strutturato, cambia anche il ruolo del modello. Non è più solo uno strumento di rappresentazione, ma diventa una piattaforma operativa. Supporta il cantiere, migliora la comunicazione tra progettisti e impresa, riduce le varianti e rende le informazioni accessibili e aggiornate, ma soprattutto, non si ferma alla progettazione. Se costruito correttamente, il modello continua a vivere nella fase di gestione, diventando un riferimento per la manutenzione e per le decisioni future. In questo modo, il BIM attraversa tutto il ciclo di vita dell’edificio, mantenendo coerenza tra le diverse fasi. È bene comunque considerare che a tenere insieme tutto questo non sono solo i modelli, ma le informazioni che contengono. Architettura, strutture e impianti parlano linguaggi diversi, ma devono condividere un sistema informativo coerente. È il dato a garantire questa continuità, che permette alle discipline di dialogare, che rende possibile il coordinamento e che trasforma il modello in uno strumento operativo. Senza una gestione strutturata dell’informazione, anche il miglior modello perde valore. Un cambio di prospettiva Le discipline del BIM non sono semplicemente ambiti tecnici. Sono il punto di partenza per ripensare il modo in cui si progetta. Il passaggio al BIM non è solo tecnologico. È culturale. Significa abbandonare una logica frammentata, in cui ogni disciplina lavora in modo indipendente, e adottare un approccio integrato, in cui il progetto prende forma attraverso il dialogo. Quando questo accade, il risultato cambia: il progetto diventa più coerente, il processo più fluido e il controllo più efficace. Capire le discipline del BIM significa dunque andare oltre la superficie del metodo. Non basta produrre modelli accurati, serve integrarli, coordinarli e farli dialogare. Contattaci per capire come rendere il tuo flusso BIM più integrato, coerente e realmente operativo.

Architettura, dati e coscienza progettuale: con BIM (K)now! il BIM smette di essere (solo) metodo e diventa visione

A guardarla da fuori, potrebbe sembrare una delle tante conferenze dedicate all’innovazione digitale nel costruito. In realtà, l’appuntamento “BIM (K)now! – BIM Paradigms: Architecture as a Living System”, ospitato all’Università di Pavia, ha messo in scena qualcosa di più profondo: una ridefinizione del ruolo stesso dell’architetto, sospeso tra tecnologia, responsabilità culturale e capacità critica.Il tutto esaurito registrato dall’iniziativa non è stato solo un dato organizzativo, ma il segnale di un interesse crescente verso una trasformazione che riguarda l’intero settore. Qui il BIM non è stato raccontato come semplice strumento operativo, bensì come infrastruttura concettuale capace di collegare discipline, attori e fasi del progetto in un unico flusso continuo.Non a caso, il punto di partenza non è stato tecnico. Vittorio Andrea Sellaro, ideatore dell’evento, ha scelto un ingresso quasi filosofico, mettendo al centro il disorientamento che molti professionisti vivono di fronte alla velocità del cambiamento, oggi amplificata dall’intelligenza artificiale. In questo contesto, la “bussola interiore” (evocata attraverso un dialogo tra Renzo Piano e Alessandro Baricco) diventa una metafora operativa: non un rifugio, ma uno strumento per prendere decisioni anche rischiose, mantenendo una coerenza qualitativa che va oltre la pura esecuzione.Questa idea si riflette direttamente nella definizione di architettura proposta durante la giornata: non più oggetto statico, ma sistema vivente. Il dato, in questa prospettiva, assume il ruolo di DNA del progetto, una matrice informativa che accompagna l’edificio dalla nascita alla gestione. È una visione che impone un cambio di scala mentale, come ha evidenziato Alessandro Greco raccontando la complessità del patrimonio dell’Università di Pavia: oltre 255.000 metri quadrati distribuiti in 55 edifici, tra chiostri storici (come quello di San Felice) e laboratori di frontiera per la ricerca chimica e farmaceutica.La digitalizzazione diventa un linguaggio comune capace di tenere insieme conservazione e innovazione.Se il quadro teorico ha definito le coordinate, i casi studio hanno mostrato cosa significa operare davvero in questa direzione. Il racconto della Elbphilharmonie di Amburgo, portato da Giovanni Guccini, professionista del blasonato studio internazionale Herzog & de Meuron, ha restituito tutta la tensione tra intuizione progettuale e realizzazione concreta. Diciassette anni di sviluppo, un progetto segnato da critiche e costi crescenti, e una complessità tecnica che ha richiesto un controllo minuzioso di ogni componente: è qui che entra in gioco l’Ausführungsplanung tedesco, dove ogni elemento viene definito “fino all’ultima vite”. In questo scenario, il BIM ha funzionato come strumento di coordinamento per oltre 175 professionisti, ma anche come difesa del progetto stesso, capace di renderne leggibile e sostenibile l’evoluzione.Su un altro fronte si colloca l’esperienza di uno dei più importanti studi al mondo, BIG, raccontata attraverso Cristina Greco e Preety Anand, che ha mostrato come il BIM possa agire già nelle fasi più precoci del concept, integrandosi con il computational design e le analisi LCA. Il progetto del Dock A dell’aeroporto di Zurigo – una grande infrastruttura realizzata quasi interamente in legno – è emblematico: 1.700 elementi tutti diversi tra loro, gestiti attraverso logiche parametriche e strumenti sviluppati ad hoc come il Pro Big Ribbon per Revit. In questo caso, il dato non serve solo a coordinare, ma a prevedere: l’edificio viene progettato con uno sguardo che abbraccia i prossimi 30-50 anni, anticipandone comportamento e prestazioni.Ancora diversa è la prospettiva proposta da Lombardini 22, che ha spostato l’attenzione sul rapporto tra informazione e realtà fisica. La progettazione diventa un processo “multiautoriale”, dove discipline diverse si intrecciano secondo logiche di design thinking. Tecnologie come droni, LiDAR e GeoRadar permettono di acquisire una conoscenza estremamente precisa dell’esistente, quasi come una diagnosi medica. Su questa base si innesta l’uso della Generative AI, attraverso piattaforme interne come “Nilo AI”, in grado di produrre rapidamente scenari progettuali, immagini e modelli tridimensionali. Parallelamente, la realtà aumentata porta il modello direttamente in cantiere, consentendo verifiche immediate e riducendo il rischio di errore prima che si trasformi in problema.Il tema della gestione nel tempo è stato invece approfondito attraverso l’esperienza dell’Università di Torino presentata da Lavinia Chiara Tagliabue. Qui il Digital Twin assume una dimensione operativa avanzata: non solo rappresentazione digitale, ma sistema integrato che utilizza Knowledge Graphs, GeoAI e sensori IoT per monitorare condizioni ambientali e utilizzo degli spazi. Nel Campus Einaudi, ad esempio, parametri come temperatura, CO₂ e umidità vengono controllati in tempo reale per migliorare il comfort e, di conseguenza, le performance cognitive degli studenti. Il caso del museo MACA aggiunge un ulteriore livello, introducendo un’interfaccia conversazionale che rende l’edificio accessibile anche come strumento educativo.A emergere, lungo tutto il percorso della giornata, è stata una ridefinizione delle competenze richieste ai professionisti. La padronanza di software, scripting e computational design è ormai considerata imprescindibile, soprattutto nelle fasi iniziali della carriera. Tuttavia, queste competenze tecniche devono convivere con capacità relazionali, apertura interdisciplinare e disponibilità a sperimentare, accettando l’errore come parte integrante del processo.Interessante, in questo senso, anche il tema della cosiddetta “democratizzazione” del BIM. Non più prerogativa dei grandi progetti o delle grandi firme, ma strumento applicabile a qualsiasi scala. L’aneddoto raccontato da Guccini (la progettazione di una piccola gelateria di 45 metri quadrati interamente in BIM) diventa emblematico: non una scelta da “vendere” al cliente, ma un vantaggio operativo per il progettista, capace di migliorare precisione ed efficienza.Il filo rosso che lega tutti gli interventi porta verso una conclusione condivisa: il BIM, ormai pienamente diffuso, non rappresenta più il traguardo. La sfida si sta spostando oltre, verso l’integrazione con l’intelligenza artificiale e verso una gestione sempre più fluida e trasparente dell’informazione. In questo scenario, lo stesso acronimo potrebbe perdere centralità, assorbito in un sistema più ampio e meno etichettabile.Ciò che resta, invece, è il ruolo dell’architetto, destinato a trasformarsi in un “progettista aumentato”: una figura capace di navigare tra dati complessi, tecnologie emergenti e pressioni esterne, mantenendo una direzione chiara. Una direzione che, come ricordato all’inizio della giornata, non può che essere guidata da quella bussola interiore che orienta verso la qualità, la responsabilità e, soprattutto, verso le persone che vivono gli spazi progettati.

ESG: il dato è la vera infrastruttura della sostenibilità

Negli ultimi anni il termine ESG è entrato con decisione nel settore delle costruzioni. Environmental, Social, Governance non è più soltanto un framework di rendicontazione per grandi aziende, ma un criterio che incide concretamente sul modo in cui edifici e infrastrutture vengono progettati, realizzati e gestiti. Parlare di ESG in edilizia senza considerare il ciclo di vita dell’edificio, però, significa affrontare solo una parte del problema. La sostenibilità non si esaurisce nella scelta dei materiali o nell’efficienza energetica in fase di esercizio. Riguarda l’intero percorso dell’opera: dalla progettazione alla costruzione, dall’uso alla manutenzione, fino alla dismissione ed è proprio in questa visione estesa che il dato digitale assume un ruolo centrale. ESG non è solo energia Quando si parla di “E” (Environmental), il pensiero corre immediatamente ai consumi energetici, alle emissioni e alle certificazioni ambientali. In realtà, l’impatto ambientale di un edificio si distribuisce lungo tutto il suo ciclo di vita. Senza una visione integrata, la sostenibilità rischia di ridursi a una somma di interventi puntuali, privi di continuità. È in questo scenario che il BIM, come metodo di gestione informativa, diventa uno strumento strategico. Un edificio non è un evento isolato, ma un processo che si sviluppa lungo decenni Progettare secondo una logica di ciclo di vita significa valutare le performance nel tempo, considerare la manutenibilità, prevedere l’adattabilità futura e analizzare costi e impatti complessivi, anche attraverso strumenti come il Life Cycle Costing (LCC). Un approccio di questo tipo richiede dati strutturati, coerenti e aggiornabili. Non è sufficiente un modello geometrico, serve un modello informativo capace di accompagnare l’edificio in tutte le sue fasi. Il BIM consente di raccogliere, organizzare e aggiornare informazioni tecniche, prestazionali e manutentive, creando una base solida su cui fondare valutazioni ESG realmente consapevoli. La “E” di Environmental, misurare per migliorare Ogni analisi ambientale presuppone misurabilità. Calcolare il carbon footprint di un edificio, stimare le emissioni incorporate (embodied carbon) o valutare l’impatto dei materiali richiede dati affidabili e coerenti. Senza qualità informativa, la sostenibilità resta una dichiarazione d’intenti. Un modello BIM ben strutturato permette di associare dati ambientali ai componenti edilizi, simulare scenari alternativi, confrontare soluzioni in termini di impatto e supportare percorsi di certificazione. La differenza è sostanziale, con una base informativa solida, la sostenibilità diventa verificabile e misurabile nel tempo. La “S” di Social, qualità degli spazi e sicurezza La dimensione sociale è spesso meno evidente nel dibattito tecnico, ma altrettanto rilevante. Riguarda sicurezza, accessibilità, qualità degli ambienti interni e benessere degli utenti. Progettare con una visione orientata al ciclo di vita significa garantire che l’edificio rimanga funzionale, sicuro e adattabile nel tempo. Il modello informativo può integrare dati relativi ai requisiti di accessibilità, alle condizioni di sicurezza, ai piani di manutenzione e alla gestione degli spazi. La “G” di Governance, trasparenza e tracciabilità La governance è il ponte tra sostenibilità e gestione. In un contesto sempre più regolato e attento alla rendicontazione, la tracciabilità delle decisioni diventa cruciale. Chi ha deciso cosa? Con quali dati? Con quali revisioni? Un processo BIM strutturato, allineato agli standard normativi, garantisce: Uno degli errori più frequenti è limitare l’utilizzo del modello BIM alla fase di progettazione Se il modello non viene pensato fin dall’inizio come strumento per la gestione e manutenzione, si perde gran parte del suo potenziale. Integrare informazioni manutentive, schede tecniche, piani di intervento e dati prestazionali significa trasformare il modello in un supporto operativo per il facility management. In questo modo, il BIM diventa l’infrastruttura digitale che sostiene la strategia ESG lungo tutto il ciclo di vita dell’edificio.   ESG e ciclo di vita dell’edificio non sono temi separati Ormai è chiaro, la sostenibilità richiede visione sistemica e la visione sistemica richiede dati affidabili, processi strutturati e governance chiara. Il BIM non è la soluzione automatica alla sostenibilità, ma sicuramente uno strumento che rende possibile misurare, controllare e migliorare le performance nel tempo. Senza dato strutturato non c’è misurazione.Senza misurazione non c’è miglioramento. Il vero cambio di paradigma non è dunque tecnologico, ma proprio culturale: progettare e gestire edifici come sistemi informativi evolutivi, capaci di accompagnare l’opera lungo tutto il suo ciclo di vita. In questo scenario, il BIM rappresenta la base digitale su cui costruire strategie ESG credibili, misurabili e durature. Se stai sviluppando progetti orientati alla sostenibilità o vuoi integrare la dimensione ESG nei tuoi processi BIM, è il momento di strutturare il dato come parte integrante della strategia. Contattaci e continua a seguirci: su SkeinBIM trovi strumenti e risorse per costruire un approccio BIM davvero efficace.